Telefonini e smartphone nel carcere di Vibo, in cinque a giudizio
Non luogo a procedere solo per due indagati. La scoperta nell’ottobre del 2023 da parte della polizia penitenziaria

In tre rinviati a giudizio, in due optano per il rito abbreviato, mentre per altri due si registra una sentenza di non luogo a procedere. Questo l’esito dell’udienza predibattimentale dinanzi al giudice, Luca Bertola, nel procedimento penale che mira a far luce sull’accesso indebito nel carcere di Vibo Valentia di telefonini trovati in uso ad alcuni detenuti nell’ottobre 2023 da parte della polizia penitenziaria. La sentenza di non luogo a procedere interessa Vincenzo Nucera, 46 anni, di Reggio Calabria, difeso dagli avvocati Marianna Zampogna e Diego Lanza, e Luigi Agrosì, 35 anni, di Grottaglie (Ta), assistito dagli avvocati Marianna Zampogna e Angelo Casa. I due – detenuti nella stessa stanza del carcere di Vibo – erano accusati di aver indebitamente ricevuto tre telefoni cellulari. Ad entrambi veniva anche contestata la recidiva.
Optano per un processo con rito abbreviato, invece (che comporta in caso di condanna) gli imputati Giovanni Palmieri, 38 anni, di Bitonto (Ba) – assistito dall’avvocato Angela Noviello – e Giacomo Zapparella, 37 anni, di Bari, difeso dall’avvocato Francesco Andriola. Rinvio a giudizio dinanzi al Tribunale monocratico (giudice Alessio Maccarone), infine, per gli imputati: Domenico Cacciapuoti, 40 anni, di Aversa, difeso dall’avvocato Marco Sepe; Rocco Culubriale, 37 anni, di Soverato, assistito dall’avvocato Gregorio Tino; Angelo Gagliardi, 30 anni, di Soverato, difeso dall’avvocato Mauro Ruga.
Tutti gli imputati all’epoca dei fatti si trovavano detenuti nel carcere di Vibo Valentia. Tra le fonti di prova alla base dell’ipotesi accusatoria (il ricevimento di telefoni cellulari in carcere) vi è una nota della direzione del carcere all’autorità giudiziaria datata 27 ottobre 2023. Una comunicazione di notizie di reato della polizia penitenziaria del 20 dicembre 2023 ed altra nota della penitenziaria del 22 ottobre 2024. Oltre dieci gli apparecchi, tra telefonini e smartphone, nell’illecita disponibilità dei detenuti ristretti nelle sezioni del circuito ad alta sicurezza del carcere di Vibo. All’importante attività investigativa e di ritrovamento, oltre alle donne e agli uomini del Reparto della polizia penitenziaria di Vibo Valentia, avevano preso parte anche rinforzi provenienti dalle carceri di Catanzaro, Locri, Reggio Calabria, Palmi e Laureana di Borrello.