sabato,Aprile 5 2025

A Parghelia la riqualificazione del Corso da 3 mln di euro accende il dibattito, Italia Nostra: «Scompare il granito di 100 anni fa»

L'incontro promosso dal gruppo consiliare "Guardare al futuro" ha posto l'accento sull'immagine snaturata che potrebbe dare la cittadina ricca di elementi architettonici di pregio

A Parghelia la riqualificazione del Corso da 3 mln di euro accende il dibattito, Italia Nostra: «Scompare il granito di 100 anni fa»
Da sinistra: il Corso di Parghelia dopo il terremoto del 1905 e uno scatto degli anni '70

Si è tenuto sabato, nella Sala consiliare di Parghelia, un acceso incontro pubblico promosso dal gruppo consiliare civico “Guardare al futuro”. L’iniziativa ha visto la partecipazione dei consiglieri Pasquale Ferrazzo, Fabio Minieri e Daniele Vasinton, oltre a numerosi cittadini, tecnici, al parroco don Giuseppe Florio e al sindaco Antonio Landro. Al centro del dibattito le prime idee progettuali dell’Amministrazione comunale per la riqualificazione del Corso principale della cittadina e di alcune vie che conducono al mare. «Lo scopo primario dell’incontro – ha fatto sapere attraverso un comunicato stampa l’avvocato Alessandro Caruso Frezza vicepresidente dell’associazione Italia nostra Vibo – è stato quello di instaurare un dialogo costruttivo tra la cittadinanza e l’Amministrazione, superando le divisioni politiche, al fine di evitare che a Parghelia si ripetano gli errori commessi recentemente a Vibo Valentia».

Secondo quanto espresso dall’associazione, «a Vibo i progetti privi di adeguate direttive e controllo» avrebbero «compromesso il valore identitario, storico e culturale di luoghi significativi come piazza Municipio e piazza Santa Maria». Proprio per questo motivo, l’incontro ha visto la partecipazione, in qualità di relatore, dell’avvocato Alessandro Caruso Frezza. Nell’incontro, Frezza ha sottolineato con forza «la necessità che qualsiasi intervento di “riqualificazione urbana” – prosegue la nota – si basi sul rispetto dei beni culturali materiali e immateriali presenti, evitando disconoscimenti, distruzioni, svilimenti o dispersioni», dal momento che anche Parghelia possiede beni culturali di notevole pregio e unicità. In particolare, l’attenzione si è concentrata sui cordoli dei marciapiedi del Corso e di tutte le vie della cittadina, realizzati in roccia granitica, lavorati e scalpellinati a mano circa 100 anni fa con materiale estratto dalle cave locali.

«Questi manufatti – ha sottolineato l’avvocato Caruso Frezza nell’incontro che ha acceso gli animi – sono considerati un esempio dell’abilità delle antiche maestranze locali e rappresentano un valore immateriale significativo sotto il profilo storico, culturale ed etnografico». A rafforzare l’importanza storica della lavorazione del granito a Parghelia, Italia nostra ha ricordato la presenza, in località Spoleto, di «emergenze monumentali di un’antichissima cava di granito risalente all’epoca romana imperiale (I-III secolo)». Questa testimonianza archeologica conferma la profonda e radicata tradizione nella lavorazione dei grandi massi di granito locale. «Un elemento distintivo dei cordoli di Parghelia – ha poi specificato Caruso Frezza – è la loro larghezza e spessore, notevolmente superiori a quelli riscontrabili in molte altre città, oltre alle particolari tonalità cromatiche derivanti dalla specificità geologica delle formazioni granitiche locali. Inoltre, il raccordo armonioso con le numerose scalinate in granito che collegano il corso con la parte alta della cittadina costituisce un’orditura di pregio e di alta valenza identitaria per l’intero assetto urbanistico cittadino, rappresentando un unicum per Parghelia».

Il nodo della questione e le possibili conseguenze

Il punto critico sollevato da Italia nostra riguarda la prospettata «eliminazione dei marciapiedi, dei cordoli e delle caditoie/cunette dell’intero corso principale, unitamente alla ripavimentazione del Corso e delle piazzette adiacenti con materiale “moderno” ed estraneo». Sebbene questa proposta progettuale non sia ancora stata approvata dall’Amministrazione comunale, la sua sola ipotesi desta forte preoccupazione. Secondo Italia nostra, di fatto, «la trasformazione del Corso in un’unica “superficie pianeggiante”, senza la differenziazione di quote tra gli antichi marciapiedi e il piano carrabile, annullerebbe ogni valore identitario, materiale e immateriale, del Corso stesso». Lo stesso vale per l’eventuale «utilizzo di materiali di pavimentazione non coerenti con quelli anticamente preesistenti: lastricato in granito a taglio largo ed irregolare, anche ad opus incertum, come emerso dalle prime ricerche e dalla documentazione fotografica». La data del 1895 incisa su un gradino in granito della chiesa della Madonna di Portosalvo a Parghelia e i resti dell’antica pavimentazione in opus incertum con pietre di granito locale dinanzi alla stessa chiesa, per l’associazione «testimoniano ulteriormente la radicata storia dell’arte del granito a Parghelia».

«Svellere i cordoli del Corso – ha poi incalzato Caruso Frezza – significherebbe non solo trasformare un bene immobile culturale in una miriade di “pezzi singoli”, distruggendolo nella sua materialità, ma anche annientarne per sempre il suo valore immateriale. In tal modo, non si evocherebbe più né il lavoro delle antiche maestranze, né il vissuto collettivo legato a quel luogo. L’eliminazione dei cordoli e dei marciapiedi comprometterebbe inoltre l’unitarietà urbanistica della cittadina post-terremoto del 1905, “spezzandola” in due».

Sindaco attento alle problematiche sollevate

«Nonostante un’iniziale “ritrosia” manifestata nel suo intervento finale, la presenza attenta del sindaco Landro, che ha preso appunti durante l’incontro, ci lascia ben sperare», ha poi espresso Italia nostra. L’associazione auspica quindi che l’Amministrazione «possa dare precise indicazioni ai progettisti affinché si trovino soluzioni alternative che non prevedano l’eliminazione dei cordoli e dei marciapiedi e che si utilizzino materiali di pavimentazione coerenti con la storia del granito di Parghelia». Tale indicazione, «non comporterebbe la perdita del finanziamento ricevuto ma, anzi, potrebbe collocare Parghelia all’avanguardia nelle scelte progettuali», rimarcando poi che «la cittadina e la memoria identitaria sono patrimonio dei cittadini e non esclusivo appannaggio dei progettisti».

La disponibilità del sindaco Landro a discutere e confrontarsi «prima di decisioni irreparabili, diversamente da quanto accaduto a Vibo Valentia, e la sua conoscenza delle antiche cave di granito e delle abilità artigiane locali» per l’associazione vibonese «sono segnali positivi». Italia nostra, ha poi concluso l’avvocato Caruso Frezza nel suo comunicato stampa, «continuerà a vigilare affinché la riqualificazione del Corso di Parghelia avvenga nel pieno rispetto della sua storia e della sua unicità, preservando quel legame indissolubile con la lavorazione del granito che ne ha plasmato l’identità».

La richiesta dei cittadini supportata da Guardare al futuro

Cittadini partecipi al dibattito ricco di interventi

Dall’incontro, ha poi fatto sapere a margine il gruppo consiliare promotore dell’incontro, “Guardare al futuro”, «è emersa la richiesta unanime e forte della comunità intera affinché venga rimodulata la proposta progettuale dei tecnici incaricati dall’Amministrazione Landro con la richiesta, da parte dei cittadini, che vengano mantenuti l’assetto dei marciapiedi attuali e il sistema di cordoli e cunette di granito che rappresentano un valore storico e culturale di Parghelia. «Nei prossimi giorni – hanno poi concluso dal gruppo consiliare – ci saranno altre iniziative politiche del nostro gruppo – hanno poi concluso la nota congiunta Vasinton, Ferrazzo e Minieri -, in cui i cittadini potranno vedere che il nostro impegno sul tema non è terminato con il bellissimo scambio di idee di sabato, ma continuerà affinché non venga sottratto un pezzo di storia e cultura alla nostra Parghelia».

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