Processo Maestrale: le manovre sull’Asp di Vibo tra clan e politica nella deposizione del maggiore Russo
Le figure degli imputati Cesare Pasqua, Domenico Colloca e Gregorio Coscarella. I voti per le elezioni regionali, i legami con Vito Pitaro e Bruno Censore, oltre alle presunte pressioni per gestire la mensa ospedaliera


È stata la volta dell’esame di Matteo Russo nel maxiprocesso nato dalle operazioni antimafia Maestrale-Carthago, Olimpo e Imperium che si sta tenendo dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. Il maggiore del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Vibo ha risposto in aula alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Irene Crea, concentrandosi sulla figura dell’imputato Cesare Pasqua, sulla gestione dell’Asp e sui condizionamenti dei clan nel settore delle mense ospedaliere. Non sono poi mancati i riferimenti all’ex consigliere regionale Vito Pitaro, attuale coordinatore provinciale di Noi Moderati, nonché responsabile regionale degli enti locali di tale partito. Un “capitolo” è stato dedicato anche alle figure degli imputati Domenico Colloca e Gregorio Coscarella. In questo scenario, il teste ha fatto riferimento all’allora dirigente dell’Asp Cesare Pasqua quale soggetto “legato al boss Luigi Mancuso dii Limbadi”, mentre l’allora direttore sanitario dell’Asp Angelo Michele Miceli sarebbe stato “strettamente dipendente da Bruno Censore e Michele Mirabello”, all’epoca rispettivamente deputato del Pd e consigliere regionale dello stesso partito.
La cena dell’agosto 2018

Gli investigatori hanno in particolare monitorato una cena avvenuta il 20 agosto 2018 alla quale hanno preso parte Michelangelo Miceli, all’epoca direttore sanitario dell’Asp, Michele Mirabello (all’epoca presidente della Commissione Sanità della Regione) e Bruno Censore (all’epoca deputato del Pd) nel corso della quale Miceli avrebbe rivelato la presenza di “cointeressenze tra Cesare Pasqua e la criminalità organizzata, tanto che l’Asp in precedenza era stata sciolta, a suo avviso, anche per infiltrazioni mafiose dovute alla presenza di Pasqua”. Nel corso della cena, Miceli avrebbe informato i presenti dei problemi generati dalla chiusura dei punti cottura degli ospedali di Vibo Valentia, Tropea e Serra San Bruno, riferendo però di essere riuscito a garantire i pasti ai degenti attraverso l’utilizzo dei punti cottura della società di catering di Domenico Colloca, ovvero di un soggetto che già nel 2018 figurava quale imprenditore dichiarato fallito nel 2001, nonché ex assessore di un’amministrazione – quella di Mileto – sciolta per infiltrazioni mafiose nel 2012.
Nel corso della cena, Michelangelo Miceli avrebbe informato i presenti dello “scontro sorto con Cesare Pasqua per via di un esposto pervenuto sul conto dello stesso”. Per via di tale esposto, l’ufficio personale dell’Asp provvedeva a sospendere Pasqua dalle funzioni.Secondo la ricostruzione degli investigatori, a distanza di un mese lo stesso ufficio dell’Asp dava però un parere totalmente opposto reintegrando Pasqua che, nel frattempo, aveva proceduto alla chiusura dei punti cottura degli ospedali di Vibo, Tropea e Serra, “al fine di agevolare Gianfranco Ferrante” ovvero l’imprenditore di Vibo arrestato poi nel dicembre 2019 nell’operazione Rinascita Scott per associazione mafiosa e condannato a 20 anni e 2 mesi in primo grado quale partecipe del locale di ‘ndrangheta di Limbadi e sodale di fiducia di Luigi Mancuso.
Le elezioni regionali del 2014

Il maggiore Matteo Russo, rispondendo alle domande del pm Irene Crea, ha poi ricordato l’importanza di un’intercettazione tra il dirigente veterinario presso il Dipartimento Agricoltura della Regione Calabria, Giorgio Piraino, di San Costantino Calabro, e l’allora direttore generale dell’Asp di Vibo Francesco Talarico (non indagati).Parlando di Cesare Pasqua, Piraino ne avrebbe ricordato “il legame con Luigi Mancuso per il quale si sarebbe messo a disposizione così come per la cosca di Limbadi. Dalle intercettazioni e dalle nostre indagini – ha spiegato il maggiore dei carabinieri – è emerso inoltre l’impegno della cosca Mancuso per le elezioni regionali del 2014 quando sono stati raccolti voti in favore del candidato Vincenzo Pasqua, figlio di Cesare. Sono emersi anche rapporti diretti, confidenziali e amichevoli tra Giorgio Piraino e Cesare Pasqua, tanto che il 17 novembre 2014 Piraino ha telefonato a Cesare Pasqua per informarlo dei suoi voti portati al figlio Vincenzo e per congratularsi successivamente per l’elezione in Consiglio regionale”. Giorgio Piraino e Vincenzo Pasqua non figurano tra gli imputati.
Pasqua e i Fiarè

Il maggiore Matteo Russo ha quindi ricostruito in aula altro avvenimento emerso grazie all’inchiesta Petrol Mafie e confluito poi nell’operazione Maestrale-Carthago. E’ il 23 maggio 2019 quando nel piazzale di Maierato della Dr Service dei fratelli D’Amico avviene un incontro tra Francesco Fiarè, 45 anni, dentista (imputato in Maestrale-Carthago), figlio del boss Filippo Fiarè di San Gregorio d’Ippona, ed i fratelli Giuseppe e Antonio D’Amico di Piscopio (attualmente detenuti in quanto condannati in Petrol Mafie). Francesco Fiarè aveva necessità di sistemare una pratica amministrativa “relativa all’apertura di un frantoio di una persona – ha dichiarato in aula il teste – legata all’ingegnere Pasquale Farfaglia”,attuale sindaco di San Gregorio d’Ippona. Framcesco Fiarè si sarebbe recato dai D’Amico “per richiedere il loro aiuto e ottenere così il buon esito della pratica per l’apertura del frantoio, sino a quel momento non andata a buon fine poiché Cesare Pasqua – ha spiegato il maggiore – non era in buoni rapporti con l’ingegnere Farfaglia, cugino della persona che doveva aprire il frantoio. L’interessato all’apertura del frantoio era a sua volta amico di Francesco Fiarè che si lamentava del fatto che Pasqua aveva fatto ostruzionismo”. Per ottenere il risultato desiderato, “Giuseppe D’Amico avrebbe proposto a Francesco Fiarè di coinvolgere Salvatore Solano, cugino degli D’Amico ed all’epoca presidente della Provincia di Vibo Valentia”. Quest’ultimo, nelle intenzioni dei D’Amico, “avrebbe dovuto sollecitare Danilo Silvaggio – all’epoca sindaco di Maierato – affinché lo stesso intervenisse sulla dottoressa Servello dell’Asp che aveva bocciato la pratica del frantoio”. Né Solano, la Servello e Silvaggio risultano indagati. Dalle intercettazioni è emerso che una volta appurato che “D’Amico alludeva a Salvatore Solano, Francesco Fiarè affermava che si sarebbe rivolto lui personalmente allo stesso Solano”. Alla fine la pratica per l’apertura del frantoio, secondo la ricostruzione dei carabinieri del Nucleo Investigativo, sarebbe stata sbloccata grazie invece ad un diretto intervento di Francesco Fiarè sul dottore Cesare Pasqua. Giuseppe D’Amico, nel frattempo, per sbloccare la pratica del frantoio aveva anche proposto il diretto intervento di suo suocero, Francesco D’Angelo (alias “Cicciu Ammaculata), condannato in Petrol Mafie quale reggente del vecchio locale di ‘ndrangheta di Piscopio, nonché del boss Luigi Mancuso.
Colloca, Pasqua e Pitaro

L’esame dell’investigatore si è successivamente concentrato su altro imputato importante del maxiprocesso: Domenico Colloca, 54 anni, di Mileto, arrestato per associazione mafiosa e ritenuto dalla Dda “imprenditore di riferimento della ‘ndrina di Paravati soprattutto nel settore della gestione dei catering, delle mense scolastiche e ospedaliere, della distribuzione pasti ai centri con i migranti”. Il monitoraggio di Domenico Colloca (già assessore a Mileto nell’amministrazione sciolta per infiltrazioni mafiose) ed i rapporti di quest’ultimo con l’imputato Gregorio Coscarella, nipote del boss di San Gregorio d’Ippona Rosario Fiarè, hanno “consentito di portare alla luce le strette cointeressenze con Cesare Pasqua ed il sistema corruttivo costruito in relazione alle mense ospedaliere”. E’ così emerso che “Domenico Colloca e Gregorio Coscarella hanno intrapreso una serie di azioni volte ad assicurarsi o l’affidamento diretto dell’appalto delle mense ospedaliere oppure la creazione di un bando di gara in cui ci fossero condizioni contrattuali con vantaggi per l’azienda di Colloca. Tale azione – ha ricordato il teste in aula – veniva svolta avvalendosi di una serie di contatti politici ed orientati in prima istanza ad intercedere con Domenico Dominelli mediante Armando Mangone e Bruno Censore, ed in seconda istanza ad intercedere con il dottore Angelo Michele Miceli mediante Vito Pitaro”. Armando Mangone (non indagato) era all’epoca il segretario cittadino del Pd di Mileto, figlio di Giuseppe Mangone, quest’ultimo ritenuto esponente di rilievo della ‘ndrangheta di Mileto e che il 12 marzo scorso ha concordato in appello la condanna a 10 anni e 8 mesi nel maxiprocesso Rinascita Scott. I Mangone sono legati da rapporti di doppio comparaggio alla famiglia Mesiano di Mileto finita ora al centro del processo Maestrale-Carthago.
Dall’attività investigativa è così emerso che “all’indomani dell’incontro tra Vito Pitaro, Angelo Michele Miceli e Domenico Colloca, quest’ultimo incontrava Vincenzo Nicolaci di Mileto raccontando i contenuti dell’incontro. Dall’intercettazione captata il 10 gennaio 2019 emergeva che Vito Pitaro e Angelo Michele Miceli avevano pilotato il concorso per cinque posti a tempo indeterminato per Oss del distretto sanitario di Vibo Valentia inserendo pure una dipendente della Dusman che precedentemente lavorava presso la cucina”.
Sono le intercettazioni tra Pitaro e Coscarella a fare emergere così che “mediante l’intercessione di Vito Pitaro con Angelo Michele Miceli, una dipendente della Dussman, impiegata nelle cucine, era stata fatta assumere quale operatore socio sanitario”. Per l’investigatore dell’Arma è inoltre importante che “Vito Pitaro ancor prima di intercedere si è cautelato di non infastidire Gregorio Coscarella, chiedendo a quest’ultimo il consenso per poter avviare tale intercessione”. Una circostanza riscontrata dalle parole intercettate di “Gregorio Coscarella in cui quest’ultimo informava Colloca di aver ricevuto una richiesta da Vito Pitaro, Michelangelo Mirabello e Angelo Michele Miceli per poter fare una raccomandazione pesante ad una donna assunta nella Dussman per farle vincere il concorso di operatore socio sanitario nel distretto di Vibo al fine di ottenere da tale persona un numero elevato di voti”. Per gli inquirenti, Domenico Colloca è “collegato politicamente al consigliere regionale Vito Pitaro”, rappresentando anche il punto di riferimento del sodalizio nell’ambito politico ed istituzionale”.
Colloca e le elezioni regionali del 2020

Corruzione aggravata dalle finalità mafiose è l’ipotesi di reato formulata dalla Dda di Catanzaro nei confronti di Domenico Colloca, Gregorio Coscarella e Clemente Mazzeo, 57 anni, di Mileto, in concorso con l’ex dirigente dell’Asp Cesare Pasqua (all’epoca capo Dipartimento di Prevenzione dell’Asp), oggi in aula a seguire l’udienza. Secondo la ricostruzione investigativa spiegata in aula dal maggiore Matteo Russo, Cesare Pasqua avrebbe omesso di svolgere i controlli igienico-sanitari nei confronti della società “Arte del Catering” di Colloca, piegando la sua funzione agli interessi sia di Domenico Colloca che di Gregorio Coscarella “mettendosi a disposizione di entrambi attraverso Clemente Mazzeo”. Sarebbe quindi intervenuto in loro favore per “garantirgli il pacifico ed indisturbato svolgimento del servizio di mensa ospedaliera svolto da Colloca in regime di subappalto – sebbene vietato dalla normativa – su incarico della società Dussmann, titolare del contratto di fornitura dei pasti ed impossibilitata a fornire direttamente il servizio in ragione della chiusura, da parte dello stesso Pasqua, dei propri punti di cottura”. Gregorio Coscarella, dipendente della Dussman, fittiziamente assunto quale cuoco “ed in realtà effettivo dominus dell’appalto per conto della criminalità organizzata”, si sarebbe poi rivolto a Colloca per avvalersi delle sue cucine, condividendo con quest’ultimo “l’utile derivante dalla gestione del servizio”.
In cambio di tutto ciò, Cesare Pasqua – questa l’accusa – avrebbe accettato la promessa di Domenico Colloca di procurare, nella zona di Mileto, un numero non inferiore a 500 voti in favore del figlio Vincenzo Pasqua candidato nella lista “Jole Santelli Presidente” a sostegno di Jole Santelli alla carica di presidente della Regione Calabria, in occasione delle elezioni regionali del 26 gennaio 2020.
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