Sparatoria di Natale a Sorianello: in due ammessi al rito abbreviato, un terzo patteggia e torna libero
In precedenza il gip del Tribunale di Vibo aveva disposto il giudizio immediato per quattro indagati. Gli approfondimenti dei carabinieri sono partiti dopo il ferimento dell’argentino Jeremias Lovrovich

Un imputato decide di patteggiare la pena e viene scarcerato, altri due optano invece per un processo con rito abbreviato. Queste le novità processuali per gli indagati coinvolti nel procedimento penale nato dalla sparatoria avvenuta a Sorianello la sera di Natale 2023 che ha portato al ferimento dell’argentino Jeremias Lovrovich, raggiunto a casa da un colpo d’arma da fuoco al polpaccio. A chiedere di patteggiare la pena a 2 anni, 5 mesi e 20 giorni (con sospensione condizionale) è stato l’imputato Giuliano Nardo, 21 anni, di Sorianello, difeso dagli avvocati Giuseppe Orecchio e Vincenzo Cicino. Il pubblico ministero ha espresso parere favorevole al patteggiamento e nella prossima udienza – fissata per il 7 maggio prossimo – si discuterà dinanzi al gup del Tribunale di Vibo, Roberta Ricotta. Dopo aver avanzato richiesta di patteggiamento, gli avvocati Giuseppe Orecchio e Vincenzo Cicino hanno quindi presentato per il proprio assistito un’istanza di scarcerazione (si trovava ai domiciliari) che è stata accolta dal giudice. Giuliano Nardo è così tornato in totale libertà. Hanno invece chiesto ed ottenuto un processo con rito abbreviato (che comporta uno sconto di pena di un terzo ed un processo a porte chiuse ed allo stato degli atti) gli indagati Nazzareno Salvatore Emanuele, 20 anni, di Ariola di Gerocarne (assistito dall’avvocato Giuseppe Di Renzo) e Michele Idà, 28 anni, di Gerocarne (difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo). Si trovano entrambi agli arresti domiciliari e la loro posizione verrà discussa il 7 maggio prossimo. Non ha invece chiesto il rito abbreviato la quarta imputata, Angela Vono, 45 anni, di Ariola di Gerocarne (assistita dall’avvocato Giuseppe Di Renzo). In precedenza per tutti gli indagati il gip del Tribunale di Vibo aveva disposto il giudizio immediato (saltando quindi l’udienza preliminare).
Le accuse
I primi tre indagati – Michele Idà, Nazzareno Emanuele e Giuliano Nardo (tutti agli arresti domiciliari con obbligo di indossare il braccialetto elettronico per Idà e Emanuele) – devono rispondere, in concorso tra loro, dei reati di lesioni personali aggravate, porto e detenzione illegale di un’arma da fuoco (pistola semiautomatica), esplosione di colpi d’arma da fuoco, ricettazione, violazione di domicilio e danneggiamento. Tutto ha inizio da un’aggressione avvenuta al “Bar Nardo” di Sorianello seguita da una sparatoria nell’abitazione di Jeremias Lovrovich. I carabinieri nell’immediatezza dei fatti, e dopo la denuncia del giovane argentino, avevano repertato e sequestrato quattro bossoli di pistola calibro 7,65 browning, rinvenuti uno all’interno della camera da letto e gli altri tre sulla pubblica via. Le immagini riprese da una telecamera di un impianto di videosorveglianza, installato nell’immobile che ospita l’abitazione di Lovrovich, hanno permesso ai militari dell’Arma di riconoscere Michele Idà mentre impugnava una pistola in mano che veniva poi ceduta a Nazzareno Salvatore Emanuele nelle concitate fasi che precedevano lo sfondamento della porta di ingresso dell’immobile con un tronco di legno.
Michele Idà sarebbe quindi entrato nell’abitazione brandendo un’ascia, mentre Nazzareno Salvatore Emanuele avrebbe esploso dalla pubblica via tre colpi di pistola all’indirizzo dell’abitazione nell’atto della fuga e altro colpo una volta nella camera da letto dell’argentino. Sul posto si portavano quindi i carabinieri della sezione investigazioni scientifiche di Vibo Valentia al fine di svolgere un sopralluogo accurato ed al termine i militari dell’Arma repertavano il materiale balistico (proiettili, incamiciature), biologico (tracce di sangue) e oggetti vari. Jeremias Lovrovich veniva invece trasportato all’ospedale di Vibo e sottoposto alle cure mediche nel corso delle quali veniva refertata una ferita al polpaccio sinistro da arma da fuoco. Per il gip del Tribunale di Vibo, Rossella Maiorana, le modalità e le circostanze dei fatto-reato “commesso con armi, in orario notturno e con violenza inaudita sulle cose e le persone denotano un’allarmante pericolosità sociale”, con una serie di reati posti in essere “con modalità pianificate e gravissime” e una “totale spregiudicatezza ed una ancor più spiccata proclività a delinquere”.
Le intercettazioni contro Nardo
Importanti ai fini dell’inchiesta si sono rivelate anche alcune intercettazioni telefoniche che hanno permesso di accertare come Giuliano Nardo abbia concorso con Michele Idà e Nazzareno Salvatore Emanuele all’azione delittuosa. Uno zio di Giuliano Nardo avrebbe infatti rimproverato il nipote per la “bravata” alla quale aveva partecipato e ciò – unitamente ai tabulati telefonici – ha permesso ai militari dell’Arma di identificarlo al posto del fratello gemello di nome Roberto per il quale non risultano nella giornata del 25 dicembre 2023 contatti con gli indagati Emanuele e Idà. Importanti anche gli esami dei carabinieri del Ris di Messina che hanno rivelato residui di colpi d’arma da fuoco su Nazzareno Salvatore Emanuele.
Le contestazioni per Angela Vono
Detenzione e porto illegale di arma da fuoco, oltre che ricettazione della stessa, le accuse mosse nei confronti di Angela Vono, che risponde a piede libero dopo l’arresto il 31 ottobre scorso e la scarcerazione il 2 novembre. La donna (madre di Nazzareno Emanuele) è la moglie di Gaetano Emanuele, 50 anni, che l’8 gennaio scorso si è consegnato ai carabinieri della Stazione di Soriano ed è stato trasferito nella casa-lavoro di Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, dovendo scontare la pena di un anno per violazione della libertà vigilata alla quale era sottoposto (in virtù della precedente condanna per associazione mafiosa e narcotraffico rimediata nell’operazione “Luce nei boschi”) quando si è sottratto alla cattura per l’operazione Habanero.
È indagato per la strage di Ariola che il 25 ottobre del 2003 è costata la vita ai cugini Francesco e Giovanni Gallace ed a Stefano Barilaro. La misura cautelare è stata tuttavia totalmente annullata il 20 dicembre scorso dal Tribunale del Riesame di Catanzaro. Gaetano Emanuele è a sua volta il fratello del boss delle Preserre vibonesi, Bruno Emanuele, che sta scontando la pena definitiva dell’ergastolo per gli omicidi dei fratelli Vincenzo e Giuseppe Loielo, a capo del clan rivale.
L’indagato Giuliano Nardo è invece figlio di Michele Nardo, quest’ultimo con precedenti di polizia “per tentato omicidio, ricettazione, riciclaggio, detenzione abusiva di armi” e sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Michele Idà è invece figlio del 60enne Franco (“Nuccio”) Idà, cognato del boss ergastolano Bruno Emanuele. Franco Idà è tornato totalmente libero senza alcuna misura nel luglio 2022 dopo aver scontato la condanna per associazione mafiosa e narcotraffico (11 anni e 6 mesi) nell’operazione “Luce nei boschi”.