giovedì,Febbraio 27 2025

Comune di Vibo, lo strano affidamento diretto (a titolo gratuito) per una campagna pubblicitaria in tutta la Calabria

Senza clamore né conferenze stampa la giunta Romeo ha accettato la generosa proposta di una società privata che ha messo a disposizione 60 spazi digitali per promuovere i riti della Settimana santa e attirare i turisti. Un servizio così oneroso senza alcun corrispettivo?

Comune di Vibo, lo strano affidamento diretto (a titolo gratuito) per una campagna pubblicitaria in tutta la Calabria
Il Comune di Vibo Valentia

Nessuno fa niente per niente. Un assioma in campo economico, dove a fronte di ogni prestazione c’è sempre un corrispettivo. Lineare e banale come passare alla cassa quando si va al bar per un caffè.
A scardinare questa certezza ci ha pensato il Comune di Vibo, che quasi in sordina ha accettato una vantaggiosissima (e onerosa) offerta di prestazioni a titolo gratuito da parte di una società locale che si occupa di promozione pubblicitaria. Con una delibera ad hoc, la giunta Romeo al completo (tutti presenti gli assessori), il 20 febbraio scorso, ha esaminato e approvato l’offerta della società in questione che ha garantito «l’utilizzo di oltre 60 spazi digitali presenti sull’intero territorio regionale, in occasione della “Settimana Santa 2025”».

Partendo dalla premessa che si «intende promuovere e sostenere eventi a carattere commerciale, artigianale e ricreativo, con lo scopo di stimolare la presenza di visitatori attraverso l’attuazione di azioni di marketing urbano», deve essere sembrata manna dal cielo l’offerta gratuita di ospitare loghi e messaggi del Comune su ben 60 ledwall e cartelloni elettronici presenti sul territorio calabrese. Un servizio per il quale qualunque azienda dovrebbe sborsare fior di quattrini ma che a Palazzo Luigi Razza è stato offerto su un piatto d’argento a costo zero. Non male. Ma siccome (di solito) nessuno fa niente per niente, viene da chiedersi quale sia il “corrispettivo” di tanta generosità. Ma anche se si vuole considerare il semplice ritorno d’immagine per un’azienda che oggi può fregiarsi di essersi messa gratuitamente a disposizione del proprio territorio, un tornaconto comunque c’è.

Gli sponsor non sono una novità e si può legittimamente svolgere attività di sponsorizzazione a favore di un Comune, sopportandone il costo. Ma anche le intenzioni più genuine e meritorie, in una Pa, dovrebbero passare attraverso una procedura pubblica: un bando con tutti i crismi o anche una più semplice manifestazione d’interesse che consenta a chiunque di prenderne atto e partecipare. In caso contrario, si rischia, come stavolta, di alimentare dubbi e perplessità.

Da tempo la giustizia amministrativa ha sdoganato le prestazioni a titolo gratuito anche nella Pubblica amministrazione, ma a patto che vengano rispettati i principi di non discriminazione, parità di trattamento e tutela della concorrenza. In altre parole, anche un servizio gratuito dovrebbe essere economicamente quantificato e non dovrebbe essere oggetto di affidamento diretto se supera determinati parametri. Ma se i parametri non si conoscono, nemmeno questi limiti lo sono.

Lo scorso novembre, giusto per fare un esempio, il Comune ha emanato una “manifestazione di interesse per l’affidamento mediante contratto di sponsorizzazione dell’installazione e posa in opera dei tradizionali alberi di Natale”. Diverse imprese private, rispondendo all’avviso, hanno avuto così la possibilità di pubblicizzare i propri prodotti in cambio dell’istallazione degli alberi in giro per Vibo. Perché ora, per un valore economico certamente maggiore, non si è ricorsi alla stessa procedura di evidenza pubblica?

Ad alimentare gli interrogativi contribuisce l’insolito silenzio del Comune, che, in questo particolare frangente, non ha ritenuto di dover pubblicizzare la vantaggiosa iniziativa con conferenze stampa e comunicati. Per molto, ma molto meno, in questi primi otto mesi di consiliatura i giornali sono stati chiamata a raccolta a Palazzo Luigi Razza. In questo caso, invece, neppure due righe, una noticina, niente di niente.
Perché un Comune alle prese con un gravoso piano di rientro dal debito e costretto a friggere il pesce con l’acqua non ha sentito l’esigenza di ostentare un “regalo” così gradito e prezioso? E perchè chi ha aperto il portafogli non l’ha preteso, per incassare almeno il suo costoso ritorno d’immagine? Sicuramente ci sarà una risposta convincente, ma evitare che venisse posta la domanda forse sarebbe stato meglio.

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