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Il consulente nominato dal gip per l'incidente probatorio certifica l’incapacità di intendere e volere di Ivano Raimondi

La scena del crimine
Cronaca

Si è concluso oggi l’incidente probatorio dinanzi al gip del Tribunale di Vibo Valentia, Lorenzo Barracco, nel procedimento che vede Ivano Raimondi, 44 anni, nativo di Milano, ma residente a Vibo Marina, accusato dell’omicidio aggravato della propria madre, Teresina Rossi, 67 anni, avvenuto a Vibo Marina il 27 marzo 2015 in via Senatore Parodi. Per il consulente tecnico dott. Antonio Mercuri, nominato dal giudice su richiesta della Procura che aveva accolto le sollecitazioni in tal senso provenienti dall’avvocato Francesco Rombolà, che assiste Ivano Raimondi, quest’ultimo non è capace di stare in giudizio (partecipando coscientemente al processo) ed era incapace di intendere e volere al momento della commissione del fatto. Il gip, preso atto di tale perizia psichiatrica, ha quindi rimesso gli atti al pm Claudia Colucci per tutte le valutazioni conseguenti.

Secondo l’accusa, il giovane avrebbe provocato la morte della madre “mediante costrizione della bocca e del naso”, cagionandone il decesso per soffocamento. Dalla documentazione in atti è emerso che Ivano Raimondi è affetto da patologia psicotica. Nel 2011 nei suoi confronti, sempre assistito dall’avvocato Francesco Rombolà (in foto in basso), era stato riconosciuto l’accompagnatore ed era stata certificata un’insufficienza mentale medio-grave. Era stata la Squadra Mobile ad arrestare nel marzo 2015 Ivano Raimondi.

Il giovane aveva raccontato ai poliziotti di essere uscito di casa e al rientro di aver trovato la mamma in cucina priva di vita. L’esame autoptico voluto dalla Procura aveva poi rivelato che la donna era deceduta per soffocamento. La signora Teresina Rossi era originaria della provincia di Bergamo ma da tempo si era trasferita con il figlio a Vibo Marina.

 

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Conad Vibo Valentia - Maierato 08.02.2017